LETTERA APERTA

AL MINISTRO DELL’INTERNO

AL CAPO DELLA POLIZIA
DIRETTORE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA

Oggetto: Indennità di trasferimento – Sentenza del Consiglio di Stato n. 6273/2026.-
Richiesta di intervento urgente per il riconoscimento del diritto al personale interessato.

Signor Ministro, Signor Capo della Polizia,

la sentenza della Sezione VI del Consiglio di Stato n. 6273/2026, pubblicata il 4 agosto 2026, riguarda una questione che interessa numerosi appartenenti alla Polizia di Stato, peraltro già evidenziata da questa organizzazione con lettera del 20 dicembre 2025, che riteniamo non sia più rinviabile.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che il trasferimento conseguente al superamento di un concorso interno e del relativo corso di formazione per la progressione di carriera può dare diritto all’indennità di trasferimento, quando l’assegnazione alla nuova sede risponda prima di tutto alle esigenze organizzative dell’Amministrazione. Il fatto che la partecipazione al concorso sia stata volontaria non esclude questo diritto.

Un principio chiaro, che oggi richiede una risposta altrettanto chiara, tempestiva e uniforme da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Non sarebbe comprensibile, né accettabile, costringere ancora una volta le donne e gli uomini della Polizia di Stato ad avviare iniziative individuali, amministrative o giudiziarie, per ottenere un riconoscimento che può e deve valere, in modo generale, per chiunque si trovi nelle stesse condizioni.

I diritti del personale non possono essere garantiti solo a chi ha la forza, il tempo e le risorse per rivolgersi a un giudice. È, prima ancora che una questione economica, un tema di giustizia, equità e credibilità dell’Amministrazione verso i propri appartenenti.

Parliamo di colleghi che hanno affrontato concorsi, corsi di formazione, cambi di qualifica e trasferimenti territoriali, spesso con sacrifici personali e familiari rilevanti.

Se l’assegnazione ad altra sede risponde alle esigenze organizzative dell’Amministrazione, come nel caso del concorso per vice ispettore della Polizia di Stato, non può essere il singolo dipendente a sostenerne da solo le conseguenze economiche.

La scrivente Federazione chiede pertanto che il vertice politico e quello amministrativo, ciascuno per la propria parte, si attivino con urgenza affinché questo principio trovi applicazione concreta e uniforme nei confronti di tutti gli aventi diritto.

Al Signor Capo della Polizia chiediamo, in particolare, di valutare l’emanazione di disposizioni tempestive alle strutture centrali e territoriali competenti, per individuare le posizioni interessate, definire criteri applicativi omogenei e avviare senza ritardo le procedure per la liquidazione dell’indennità, evitando difformità interpretative e nuovo contenzioso.

Al Signor Ministro dell’Interno chiediamo di sostenere, politicamente e amministrativamente, questo percorso e di assicurare, ove necessario, gli strumenti di copertura finanziaria affinché un diritto riconosciuto non resti privo di attuazione per ragioni burocratiche o finanziarie.

È una richiesta, la nostra, che chiama in causa anche la coerenza dell’azione di Governo.

Questo Governo ha posto la sicurezza al centro della propria azione politica, riconoscendola come bene essenziale per la collettività. A questa scelta deve corrispondere un’attenzione altrettanto concreta ai diritti e al benessere di chi è chiamato, ogni giorno, a garantirla.

La sicurezza dei cittadini passa anche attraverso la tutela di chi indossa una divisa. Valorizzare le Forze di Polizia non significa solo investire in organici, mezzi, strutture e tecnologie: significa anche riconoscere con tempestività i diritti economici e professionali del personale, senza costringerlo a “fare causa all’Amministrazione” che serve ogni giorno.

Non chiediamo privilegi.

Chiediamo il riconoscimento di un diritto, attraverso una scelta responsabile dell’Amministrazione e della politica, evitando un contenzioso seriale che produrrebbe ulteriori costi per i singoli e per lo Stato e il rischio di disparità ingiustificate tra dipendenti nelle stesse condizioni.

Per queste ragioni sollecitiamo una ricognizione complessiva delle posizioni interessate, disposizioni univoche valide su tutto il territorio nazionale, e la rapida definizione delle procedure necessarie per corrispondere l’indennità agli aventi diritto.

Signor Ministro, Signor Capo della Polizia, questa è un’occasione concreta per dimostrare la vicinanza delle Istituzioni alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, trasformando un principio di diritto in un riconoscimento effettivo.

Confidiamo in un Vostro intervento urgente e risolutivo affinché l’indennità prevista dalla legge, riconosciuta dal Consiglio di Stato nel caso di specie, venga liquidata senza ulteriori ritardi a chi ne ha diritto.

Perché tutelare i diritti di chi garantisce la sicurezza significa tutelare la sicurezza stessa.

La lettera in pdf