Oggetto: Milano-Cortina, dalle rassicurazioni verbali alla realtà dei fatti: ancora una volta i Poliziotti
pagano l’assenza di atti concreti.
Come Organizzazioni Sindacali avevamo purtroppo immaginato, sin dal primo momento, che
le rassicurazioni ricevute nel corso della recente riunione sull’impiego del personale per
l’aggregazione Milano–Cortina potessero rimanere confinate a un piano meramente dichiarativo,
privo di una reale e concreta applicazione sul territorio: durante l’incontro avevamo espresso
all’Amministrazione, con chiarezza e senso di responsabilità, la necessità di spezzare il periodo di
aggregazione in due distinti blocchi temporali, al fine di limitare l’impatto organizzativo, familiare e
psicofisico sul personale interessato.
Su tale richiesta avevamo ricevuto rassicurazioni, tanto da ritenere corretto e doveroso informare
i colleghi attraverso un comunicato congiunto, nella convinzione che quanto detto trovasse seguito
operativo. Eppure, a distanza di appena due giorni, la realtà che ci viene restituita da tutta Italia è ben
diversa – e francamente sconfortante. In tutte, o quasi, le realtà territoriali interessate dall’aggregazione,
la possibilità di suddividere il periodo non è stata recepita, né tantomeno applicata. Dirigenti e Questori,
interpellati dai colleghi e dalle strutture sindacali, rispondono in modo pressoché uniforme: “Ci
atteniamo alle circolari ministeriali”, precisando di non poter tener conto di quanto emerso in sede di
riunione sindacale, in assenza di una disposizione formale dell’Amministrazione centrale.
Ed è qui che emerge, in tutta la sua gravità, il problema. Quello che era stato presentato come un
impegno, o quantomeno come un orientamento condiviso, si è rivelato per ciò che temevamo: una
soluzione estemporanea, priva di strumenti attuativi, lasciata all’interpretazione dei singoli territori, con
il risultato di non trovare applicazione da nessuna parte. Non possiamo accettare che, ancora una volta, si
convochino riunioni, si affrontino temi delicatissimi come la gestione di lunghi periodi di aggregazione e
poi si lasci tutto sospeso, senza un atto scritto, senza una direttiva chiara, senza una responsabilità assunta
fino in fondo. È fin troppo facile, a posteriori, rifugiarsi dietro la mancanza di circolari, mentre il personale
resta ostaggio di decisioni calate dall’alto e di periodi di impiego prolungati, che incidono pesantemente
sulla vita privata, sulla salute e sull’organizzazione dei Reparti e delle Questure.
Come sindacati siamo profondamente irritati da questa gestione approssimativa e poco
rispettosa. Non è accettabile che ciò che viene detto ai tavoli di confronto non abbia alcuna ricaduta
concreta, costringendo poi i territori – e soprattutto i colleghi – a subire scelte che sembravano
superate già in sede di confronto. Se davvero l’Amministrazione centrale ritiene praticabile la
suddivisione del periodo di aggregazione, lo dimostri con un atto formale, chiaro e immediatamente
applicabile. In caso contrario, si abbia almeno l’onestà di dire apertamente che quanto emerso in
riunione non aveva alcuna intenzione di tradursi in realtà. Noi continueremo a denunciare questa
situazione, a tutela del personale, perché le parole non bastano più: servono atti, responsabilità e
rispetto per chi, come sempre, garantisce il servizio con sacrificio e senso del dovere.
Roma, 22 gennaio 2026












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